Cartoline dal passato.

08.01.2018

Maria Rosa Saurin de la Iglesia sosteneva che dopo la pausa natalizia ci fosse un fisiologico calo delle presenze a lezione. I diligenti si trascinavano sulle scale dell'Istituto di Lingue e si accomodavano in aula in seconda/terza fila, coi blocchi per gli appunti e le mani di ghiaccio; la scelta dell'opportuna seduta, per dimostrare interesse senza vistoso lecchinaggio, avveniva appena 5 minuti prima della fine del quarto d'ora accademico. 

Qualche "buon anno" e tutto riprendeva come al solito. La stanzona era ancora fredda dopo i giorni di chiusura e c'era un ritmo calmo e nuovo, come prima di un evento importante.

Dopo 2 ore di Siglo de Oro e metà appunti in italiano e metà in spagnolo si lasciava l'aula e si proseguiva verso il fronte successivo - non c'era bisogno di controllare l'agenda: già da metà dicembre gli orari e i luoghi delle lezioni si ricordavano a memoria, grazie un'infallibile associazione tra volti, sensazioni e giorni.

I negozianti toglievano gli addobbi dalle vetrine, l'edicolante aveva creato una piramide di buste a sorpresa con stampe di agrifoglio e angeli per far spazio, all'interno del chiosco, ai nuovi arrivi di Carnevale - chissà se avrebbe riproposto le stesse 11 mesi dopo, mi chiedevo, mentre un fiocco di neve cadeva, a mia insaputa, sullo zaino.