Freelance, chi sono?

08.02.2019

Il freelance è un losco figuro che si aggira nei meandri del mercato del lavoro o è un professionista dotato di identità e confini? 

I risultati della ricerca europea I-WIRE mostrano un'interessante fotografia dei lavoratori indipendenti italiani. 

Vediamola insieme.

Autonomi per scelta - I freelance italiani hanno scelto di aprire p.iva per scelta, per salvaguardare la propria indipendenza, per essere creativi e per assicurarsi maggiore controllo sul proprio lavoro e sulla propria vita. Le "finte p.iva" rappresentano soltanto il 13% dei casi.

Il piacere del lavoro - I lavoratori autonomi italiani sono per la maggior parte soddisfatti della loro condizione lavorativa, solo il 7% non lo è. L'indipendenza e il poter lavorare dove si vuole e con orari flessibili consentono di mantenere la propria autonomia di decisione e capacità creativa, inquadrando il lavoro come espressione di ampia libertà e di autorealizzazione. I pochi insoddisfatti lo sono a causa del reddito, della sicurezza/continuità del lavoro e della possibilità di carriera.

Non è tutto semplice - Il problema principale è la percezione del carico fiscale e contributivo. Un fondo di verità c'è (i contributi in Italia sono elevati per gli autonomi) ma molto dipende dal fatto che il freelance vede sotto i suoi occhi quanto versa all'erario. Diversa è la condizione del dipendente che spesso considera solo il "netto in busta" e non nota le sezioni dedicate al fisco. Alcuni problemi derivano inoltre dalla concorrenza sempre maggiore in un mercato in crisi e dalla solitudine del lavoro autonomo.

Stabilità vs precarietà, chi vince? - Solo la metà degli intervistati lavora tutto l'anno, l'11,5% lavora meno di 6 mesi e il 14,7% 6-9 mesi. I 3/4 degli intervistati ha un reddito non superiore ai 30.000 annui lordi e il 23,4% ha un reddito lordo non superiore ai 10.000 euro l'anno. Ai redditi bassi si aggiunge un welfare povero: meno del 10% degli intervistati si sente tutelato per pensione, malattia, maternità e infortunio. 

La domanda nasce spontanea: come sopravvive un lavoratore autonomo? Scopriamo che il reddito da freelance è spesso integrato con altri redditi saltuari. Il 20% ha occasionali entrate in nero; alcuni affittano case o parti di esse (e.g. garage, camere). Molti trovano supporto economico in famiglia o tramite il partner. Significativo è il fatto che gli autonomi sono disposti a guadagnare relativamente poco pur di mantenere il controllo del lavoro e del tempo ad esso dedicato. Poter decidere il proprio percorso professionale e lavorare in autonomia sono prerogative irrinunciabili. 

Tutto ciò è lo specchio di un potente cambiamento culturale in atto.