Uomini e automazione. Il lavoro non è un diritto.

15.02.2018

Recentemente ho partecipato su Linkedin a una discussione, dove si parlava di automazione e c'era chi attaccava le macchine, i software, i robot, in nome di una perdita di posti di lavoro. 

La questione, vecchia come il mondo, vede da una parte chi sostiene che le macchine, sostituendo l'azione umana, rendano inutili gli uomini e siano la rovina dell'occupazione e dall'altra chi pensa, invece, che, sia possibile un'integrazione armoniosa dei due aspetti, un aumento di opportunità e un maggior tempo da dedicare a lavori non ripetitivi.

Proverò a elencare gli aspetti della questione. Partiamo dalle basi.

  • Innanzitutto bisogna rendersi conto che il lavoro non è un diritto. Immaginiamo una persona che non lavora e fa 100 colloqui senza essere assunto. Se il suo fosse davvero un diritto al lavoro, dovrebbe far valere il proprio diritto a lavorare contro le 100 imprese con cui ha fatto il colloquio e che non l'hanno assunto. Se io ho diritto alla mia libertà personale, posso far valere il mio diritto contro chi mi sequestra. Se io ho diritto alla vita, posso far valere il mio diritto contro chi vuole spararmi. Ma se io ho diritto a lavorare, posso far valere il mio diritto contro chi mi chiede il pizzo del negozio, non contro chi non mi assume o non mangia i miei pandori. In sostanza, è come nel diritto alla vita: ognuno ha il diritto di vivere, di ricevere cure adeguate se sta male, di un'assistenza ospedaliera, di un soccorso, ma nessuno è immortale.
  • "Ma l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro!", qualcuno potrebbe obiettare. Questo va interpretato nel senso che ogni persona ha il diritto di lavorare perché nessuno può impedirglielo non che ogni persona debba avere per forza un lavoro. Ad esempio si può aprire un negozio senza che nessuno dica no, si può essere assunti da un'impresa senza che nessuno si frapponga in questo processo e di fatto lo annulli.
  • Veniamo ora alla questione macchine. Le imprese usano le macchine. Le imprese producono macchine. Prima delle macchine, alcuni lavori venivano fatti dagli uomini. Un esempio: il lattaio. Quando in casa non c'era il frigorifero e non si conosceva il trattamento uht, tutte le mattine bussava un uomo per consegnare il latte fresco. Possiamo dire che chi si è messo a costruire i frigoriferi ha rubato il lavoro al lattaio? Possiamo dire che chi ha perfezionato il trattamento uht ha fatto i propri affari e non quelli del lattaio? Non ci viene in mente che il lattaio, una volta che di lui non c'era più bisogno, abbia valutato l'opportunità di lavorare in un'impresa che produce frigoriferi? O abbia scelto di aprire un'impresa lui stesso? O di reinventarsi un lavoro? E' facile capire che la presenza dell'uomo non è annullata, è solo diversa. Questo significa, senza dubbio, cambiamento e se io faccio il lattaio, ho un ottimo stipendio e dall'oggi al domani mi si dice "non c'è più bisogno di te" posso anche rimanerci male. La reazione umana di fronte al rifiuto, di fronte al sentirsi (momentaneamente) inutili non è mai positiva. Ma cosa potrebbe fare il lattaio? Inveire contro chi produce i frigoriferi? Piangere? Lamentarsi col governo che magari ha dato incentivi all'impresa per la produzione dei frigoriferi?
  • Pensiamo alle casse dei supermercati. Se prima su 10 casse lavoravano 10 cassieri, oggi ne lavorano 5 perché le altre 5 sono automatiche. In realtà la cassa funziona sempre con le persone, solo che nel caso tradizionale il processo di scontrino viene effettuato dal personale interno del supermercato mentre nel caso di cassa automatica è il cliente stesso che si fa il conto. Come vediamo, la cassa non fa il conto da sola, c'è sempre bisogno dell'uomo ma il vantaggio della cassa automatica è la possibilità di avere più casse, meno file e più tempo, per i clienti e per il personale del supermercato. Io, cassiere, ci rimango male se mi si dice che non posso più lavorare, ma magari potrò spendere la mia professionalità nell'assistenza clienti, dove tutto si basa sulle interazioni umane. Oppure mi stanco di lavorare al supermercato e decido di andare a produrre software per rendere le casse automatiche più user friendly. Chi può dirlo?

Trovo anacronistico condannare sempre e comunque le macchine e lamentarsi per partito preso, proprio per i punti che ho elencato prima: 

-il lavoro non è un diritto

-se ci sono le macchine io posso comunque lavorare 

-l'uomo non scomparirà mai dal mondo del lavoro

-c'è da mettere in moto un cambiamento ma posso farcela perché non mi manca nulla per farlo

Quello che trovo invece inopportuno è l'abuso delle soluzioni automatizzate: se comunico via Skype coi colleghi che si trovano nella mia stessa stanza c'è qualcosa che non va in me e nei colleghi, non nella tecnologia.