Il Natale degli atei.

13.12.2017

Dice che s'è perso dentro lo scatolone pieno di muschio e statuette scorticate, il Natale degli atei. Sì, proprio quello che sta in garage, sullo scaffale, tra il polverume e il rancido della benzina.

Sono anni che nessuno ci mette più le mani, lì dentro. L'ultima volta sarà stata 25 anni fa. Chissà se i pupi saranno sbiaditi o se la carta blu stellata avrà perso un po' di luminosità.

Scendiamo. Prendiamo lo scatolone e saliamo le scale, a fatica. Un desiderio di scoperta bambina. Lo buttiamo sul pavimento, una passata di spugna umida e via! Il sentore di bagnato che scurisce un po' il cartone, le mani emozionate a levar la patina grigia.

L'aroma pungente sprigiona una sfera di ricordi, "E quella volta che...?"

C'è una scatolina vecchia di cotton fioc con un filo di lampadine; tre Gesù bambini (uno, attaccato alla culla di paglia, lo si può coprire con l'ovatta prima del 25), sei tra Giuseppe e Maria, qualche mogio Re Magio, pastori, animali, la carta stagnola ("era per il lago"). La stella cometa, di cartoncino, è piegata dove nasce la coda. La capanna (abbiamo sempre pensato fosse di legno, nevvero?) è di cellulosa e in certi punti è incrinata.

Natale dove sei? 

Abbiamo tirato fuori tutto ma di te neanche l'ombra. O forse sì. Te ne stai lì, dentro lo scatolone vuoto. Sei tu? Batti un colpo, se ci sei. Fatti riconoscere. Sono passati un po' di anni, ok, ma facciamo che sia come un incontro tra vecchi amici. 

Nessun rancore. Ok? 

Non fare come Babbo Natale, il gran furbo. Col suo sorriso ebete ci ha fottuti tutti, dal primo all'ultimo. 

Si è ripreso tutti i nostri giochi.