Quel "grazie" sulle strisce pedonali.

06.06.2018

No, non ringrazio l'automobilista che si ferma quando attraverso sulle zebre. E non aspetto neanche che arrestino per farmi passare vedendomi tentennare sul ciglio della strada. Metto il piede decisa sulla prima bianca e procedo con sicurezza. So che è un mio diritto avere la precedenza. Il più delle volte si fermano, altre mi sfiorano l'addome e fanno 1/2 slalom per non investirmi. Chissà, forse imprecano anche.

Quando guido e mi avvicino agli attraversamenti, cerco di intuire già a debita distanza se qualcuno è intenzionato ad andare all'altro lato della strada; quindi rallento e una volta sicura dell'intenzione del pedone, mi fermo, semplicemente come farei a un semaforo rosso, a uno stop, alla barriera abbassata di un passaggio a livello. Chi passa fa una cosa che non comprendo, o forse sì: mi ringrazia

Mi benedice perché non sto commettendo un'infrazione. Già, perché se non mi fermassi, io opererei contro la legge.

Ecco, adesso io vorrei sapere cosa ha portato a far sì che in Italia (so che in altri Paesi non accade, o quasi) un mero diritto sancito dal Codice della Strada venga visto come un favore, un atto di compassione verso chi, nella giungla delle ruote, va a piedi. Una bontà sempre più rara, qualcosa di cui essere pietosamente riconoscenti

"Grazie, perché mi concedi un diritto che ho già. Grazie, perché non mi passi sopra. Grazie, perché tanta gente non mi fa attraversare."

E' schizofrenico. C'è una legge, approvata e condivisa, che vale per tutti. Ma come sempre la legge non conta, vale l'esser furbi, vale l'essere i primi, anche quando non tocca a noi.

"Vado veloce e non mi fermo, così quel pedone, che di sicuro non vorrà diventare un tutt'uno coll'asfalto, non passa. Sono io il più forte. Tanto poi non vedo vigili in giro."

Ecco, i vigili. Certo, perché se c'è una divisa nei paraggi, tutti diligenti con le norme, nevvero? Che ai soldi e ai punti sulla patente ci si tiene. 

Se c'è bisogno della paura delle conseguenze per comportarsi in modo lecito, si fa un po' come i bambini che mangiano la marmellata di nascosto prima di cena. 

Però la bocca sporca rimane, e la coscienza pure, in un Paese sempre più destinato a funzionare male.