Violenza sulle donne: 10 spunti culturali da cui partire per eliminarla. Sul serio.

25.11.2017

Credo che la violenza sulle donne sia innanzitutto un problema culturale che nasce nel momento in cui i ruoli delle persone vengono definiti in base al sesso.

Ci si ritrova in una fanghiglia in cui sguazzano luoghi comuni, pregiudizi e imposizioni sulle vite altrui.

Il nucleo-famiglia, che è la prima forma di società in cui un individuo si ritrova a vivere dopo la nascita, ha enormi responsabilità sulla costruzione di una coscienza critica e non conforme ai comuni stereotipi che, sempre, sono alla base di comportamenti violenti.

Comportamenti non solo fisici, ma anche e soprattutto mentali.

Vediamo cosa è possibile fare in famiglia e, più in generale, ogni volta che si interagisce con qualcuno, per eliminare certi ancestrali flussi negativi limitanti la piena espressione dell'individuo e definenti atteggiamenti violenti.

1. evitiamo, sin dai primi mesi, di associare univocamente:

azzurro=maschio

rosa=femmina

bambole, cucine, smalti, trucchi, fiocchi=bambine

costruzioni, videogiochi, robot, automobili=bambini

essere scalmanati=maschi

essere tranquilli=femmine

2. no a frasi come:

-"non fare il maschiaccio" (riferito alle bambine: smettila di agitarti, stai calma, non urlare)

-"non fare la femminuccia" (riferito ai bambini: non piangere, non essere debole, smettila di lagnarti)

3. invitiamo i bambini a capire le loro emozioni, ad esprimerle (e non a rimuoverle!) senza danneggiare gli altri ("so che sei arrabbiato/a, ma questo non ti autorizza a picchiare il/la tuo/a  compagno/a di giochi")

4. in casa, dimostriamo che i genitori sono intercambiabili: escludendo il parto e l'allattamento al seno, ogni genitore è in grado di effettuare le stesse cose che fa l'altro, in base alle proprie inclinazioni, al momento e a quello che c'è da fare in famiglia (lavare i piatti, attaccare un quadro, sostituire la lampadina, passare l'aspirapolvere). Questo significa che un papà e un bambino possono preparare il pranzo mentre la mamma è con la figlia in giardino a costruire un mobile Ikea. Ma anche il contrario. Ogni combinazione va bene se le persone sono collaborative, trovano soddisfazione in quello che fanno e non si sentono obbligate in base a nessun ruolo precostituito

5. favoriamo il rispetto delle individuali caratteristiche di ognuno ed evitiamo frasi che associano il comportamento al sesso, come "devi essere più sorridente, sei una ragazza" oppure "devi essere più forte, sei un ragazzo"

6. dimostriamo l'importanza del perdere: che sia una gara sportiva, una competizione scolastica, un concorso di fotografia, una partita di basket, è importante analizzare il valore della sconfitta per raccogliere il buono che c'è per migliorarsi, senza denigrare o offendere gli avversari

7. evidenziamo l'interesse dell'attesa, e non quello del "tutto e subito": un regalo, una gita, un'esperienza devono in un certo senso essere "guadagnati" e non soddisfatti ogni volta che vengono pretesi. Non dimentichiamo che spesso la violenza sulle donne nasce proprio da un rifiuto o da un abbandono, perché la persona non tollera e non crede possibile che le venga negato ciò che vuole

8. non associamo il comportamento con il giudizio sulla persona. Esempio: "Che brava che aiuti a sparecchiare! Sei proprio una brava signorina (peggio: sei proprio da sposare)". E' più funzionale un semplice "Grazie" oppure un "Ben fatto!"

9. in età adulta evitiamo frasi come "Quando vi sposate? Quando farete il primo figlio? Non glielo regaliamo un fratellino a questa bimba?" Oppure "Non vuoi avere figli? Cambierai idea. Una donna senza figli non è realizzata" La vita sessuale delle persone è cosa intima e non ha bisogno di essere discussa in assemblee sociali guidate da banali prese di posizione

10. evitiamo l'ormai anacronistica deduzione "tante esperienze sessuali"=uomo: bravo e furbo; donna: prostituta.